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A fermare la festa della Bruna, nel corso della sua lunga storia, sono stati soltanto gli eventi tragici segnati da sofferenza e morte: l’ultimo in ordine di tempo il Covid-19 di quest’anno; il penultimo la seconda Guerra Mondiale con le sue note mostruosità. Allora come adesso le celebrazioni si sono limitate ai soli riti religiosi. Però in quelle occasioni mai è accaduto che il carro, sia pure incompleto, fosse offerto alla visione dei cittadini, così come mai è stata data l’occasione di conoscerlo con una esauriente spiegazione del significato di ogni sua parte.

Il carro, che – dobbiamo crederlo!!! – sfilerà di nuovo l’anno prossimo sotto le luminarie accecanti, si  preannuncia davvero una magnifica opera d’arte per lo splendore dei colori, l’armonica esuberanza degli elementi decorativi barocchi, la sovrabbondanza di sculture grandi e piccole, ma soprattutto per aver centrato appieno il tema assegnato; un tema che si è rivelato profetico nel suo invito alla “trasformazione” interiore in risposta a una “chiamata” imprevista che invita a rivedere le priorità della propria esistenza.

Questi i 9 appuntamenti-video e, subito dopo ognuno di essi, il loro testo.

1 Il Carro

È risaputo che è possibile ammirare il carro della Bruna a partire dalla sera del 23 giugno; ma quest’anno ciò non sarà possibile. Però, gli organizzatori della festa della Bruna, in via del tutto eccezionale, hanno ritenuto di dover consentire la sua visione almeno per immagini. Incompleto? Sì, incompleto, affinché il carro trionfale, di per sé simbolo di rinascita, proprio perché ancora in costruzione, infonda fiducia e speranza in una futuro migliore dopo la pandemia.

Siamo entrati allora nel luogo in cui esso sta rifiorendo e ammiriamolo così com’è, in assoluto silenzio, come quando si entra in un luogo sacro, perché anche la fabbrica del carro è un luogo sacro; sacro come l’utero della madre che riveste di carne il bambino o come la terra in cui germoglia il seme di grano.

2 Zaccheo 

Ogni anno il carro trionfale è diverso; il principale motivo è che cambia la tematica a cui esso si ispira, assegnata annualmente. E, affinché sia oggetto di riflessione, la rappresentazione scultorea del tema è collocata sempre nello spazio del carro tra le due torrette.

La scena centrale presenta qui l’episodio dell’evangelista Luca in cui Gesù, diretto a Gerusalemme, giunge a Gerico. Appena si sparge la notizia del Suo arrivo, Egli è attorniato dalla folla, che prende a seguirlo per le strade. Zaccheo, mosso anch’egli dalla curiosità, tenta in tutti i modi di vederlo, ma invano, poiché la folla è tanta e lui è di bassa statura. Corre perciò avanti, sale su un albero di sicomoro e attende che l’illustre visitatore passi di lì.

Chi è Zaccheo? Egli è il capo dei pubblicani, vale a dire il capo degli esattori delle tasse per conto dei Romani, ma nel riscuotere le imposte essi ne approfittavano per defraudare i propri concittadini; perciò erano considerati con disprezzo e reputati ladri, traditori, falsi, immorali. E Zaccheo, essendo proprio il capo di essi, era il più odiato.

Eppure la curiosità per Gesù induce questo avido piccoletto ad arrampicarsi sul sicomoro e ad aspettarlo seduto su un suo ramo, attratto da una persona davvero importante, uno che, al contrario di quel che accade a lui, non è odiato. Quell’arrampicarsi sull’albero però è il primo movimento della sua anima che sta mutando l’energia, fino ad allora servita per soddisfare la sua avidità, in una forza trasformatrice inarrestabile. Perché in lui, benché soffocato nel fondo dell’anima, c’era qualcosa di buono, invisibile agli altri ma non a Gesù che, infatti, giunto lì, alza il suo sguardo e gli dice: «Zaccheo, scendi subito, perché oggi devo fermarmi a casa tua

«Scendi subito!», si sente dire. Cioè: “scendi da quell’altezza fittizia che ti sei creata, perché ciò ti ha reso un uomo solo e la solitudine non può essere riempita da ricchezze materiali, bensì soltanto dall’amore. L’amore è dare, non prendere. E nemmeno dare per avere, un mercanteggiare, ma dare e basta. Ed è proprio questo tipo di amore che inonda l’anima di Zaccheo, tanto che, ospitato in casa Gesù, Gli dichiara di voler fare a meno del danaro accumulato frodando gli altri e, anzi, di volerlo restituire quadruplicato.

3 Il Mendicante

Sul carro Gesù è al centro della scena mentre Zaccheo, obbedendo al Suo invito, è rappresentato nell’atto di scendere dall’albero, dimenticando però su un ramo il suo mantello. E lasciando lì un elemento del suo ricco abito (cioè dell’abitudine a peccare) la sua anima mostra i primi segni del cambiamento che si completerà poi nella sua casa.

Un uomo e una donna sono poco dietro e criticano negativamente l’intenzione di Gesù di recarsi a casa di colui che, quale capo dei pubblicani, è il capo dei peccatori; ma Gesù non presta il minimo ascolto al loro giudizio, poiché, come Egli stesso afferma alla fine dell’episodio evangelico, è venuto «a cercare e a salvare ciò che era perduto». 

Oltre all’abbandono del mantello sul ramo del sicomoro, altra felice invenzione dell’autore del carro è un mendicante disteso a terra ai piedi dell’albero e col braccio alzato. Ciò, in primo luogo, per raffigurare, quasi come se si guardasse allo specchio, lo stesso Zaccheo nel suo stato di povertà interiore a dispetto della sua sembianza esteriore esibita con abiti lussuosi. In effetti, vediamo il pubblicano che, scendendo dall’albero, forse si dirigerà verso il mendicante disteso proprio sotto di lui, poiché il povero bisognoso rappresenta proprio la sua anima appiattita nella cupidigia; egli, dunque, sta andando incontro a sé stesso.

Nello stesso tempo la figura distesa rappresenta effettivamente il povero che chiede aiuto. Si noti che egli ha il viso quasi del tutto coperto, poiché il volto invisibile di Dio appare solo in quello del bisognoso; e chi ha bisogno di aiuto non è solo chi è privo di sostanze materiali, ma anche chi ha smarrito i valori spirituali. Il braccio alzato del mendicante, allora, equivale a un invito ad avvicinarsi per scoprire le sue sembianze nascoste, cioè il volto di Dio nel bisognoso e il vero volto  “umano” dello stesso Zaccheo. Tutto lascia intendere che lo aiuterà ad alzarsi e così facendo rialzerà sé stesso.

4 Dentro la torre posteriore del carro

In questa puntata viene data voce all’autore del carro, Eustachio Santochirico che, dall’interno della torretta posteriore, mostra una zona del manufatto che pochi conoscono bene. Si tratta del luogo in cui viene collocata l’immagine della Madonna della Bruna, per poi essere innalzata sul punto più alto del carro trionfale; a tale scopo la base di appoggio dell’effigie è mossa da un argano manuale attivato mediante due manovelle laterali. Il che richiede – come visibile nel video – lo sforzo di due uomini che devono operare in uno spazio chiuso ristrettissimo e in un giorno di luglio solitamente afoso.

5 La cattedrale casa di Dio

Il famoso Rabbì Gesù, chiamando Zaccheo per nome, riconobbe in lui la vera dignità perduta e, a riprova di ciò gli disse: «devo fermarmi a casa tua». Ebbene, in greco il verbo “fermarsi”significa più propriamente “dimorare”, “rimanere”; dunque, la casa di Zaccheo diventò dimora, casa, di Dio, cioè una cattedrale! 

È proprio questo aspetto che unisce, alla prima parte del tema del carro, riguardante la figura di  Zaccheo, la seconda parte, cioè: “La cattedrale, casa di Dio tra le case degli uomini”.

La cattedrale sulla Civita, tra le case di Matera, verrà mostrata sul carro in due dipinti: uno nella nicchia dell’auriga – dove sarà riproposta la veduta fatta realizzare da mons. Brancaccio nel 1709 sulla volta del salone degli stemmi nel palazzo arcivescovile –, e l’altro sulla parte alta della facciata sinistra della torre anteriore – dove sarà raffigurata come appare oggi.

Per rappresentare, poi, la costante attenzione e cura dei materani per la loro Casa madre, l’interno del duomo sarà richiamato, oltre che da fregi, cordoli, teste di angeli tra le loro ali – sparsi in ogni parte del carro come lo sono in ogni parte interna della cattedrale – , anche da altri dipinti, e cioè: sulla porta di accesso all’interno della torretta posteriore, con la riproduzione dell’affresco della Madonna della Bruna esistente sul suo altare nel duomo; e sulle facciate laterali della torre posteriore, raffigurando due dei compatroni della nostra città, cioè sant’Eustachio e san Giovanni da Matera, così come sono stati dipinti nel 1842 dal pittore calabrese Giovanni Battista Santoro.      Ma l’autore del carro ha voluto porre l’accento anche su un altro modo di aver cura della Chiesa. Lo farà citando in alto a destra della torre anteriore il sindaco santo di Firenze Giorgio La Pira, che si adoperò per i bisognosi e i senzatetto; lo farà sulla torretta posteriore, nella parte bassa della facciata laterale sinistra, raffigurando Papa Francesco al sinodo per l’Amazzonia del gennaio 2018 – voluto dal Pontefice per richiamare la necessità di salvaguardare quello che è il polmone della Terra, che poi è la casa comune di tutti gli uomini – ; e lo farà ancora nella corrispondente facciata destra, con un dipinto che mostrerà la comunità cristiana riunita in preghiera tra le case crollate a causa degli eventi sismici che, tra il 2016 e il 2017, colpirono l’Italia centrale, poiché è proprio del cristiano prestare aiuto a chi è colpito da sventure.

6 Maria incinta

Il retro del carro si configura come la parte più dottrinale. Qui due sculture in cartapesta presentano Maria incinta accompagnata da san Giuseppe. Alla base un faccione leonino sembra fare da guardia. Intorno alle due figure, l’autore del carro esprimerà la gioiosa attesa della nascita del Salvatore moltiplicando la presenza di angioletti a tutto tondo.

Maria insieme al suo sposo rappresentano la famiglia come “Chiesa domestica”; un’espressione, questa, che, a partire dal Concilio Vaticano II, è ribadita frequentemente nei documenti del Magistero ecclesiastico.

Del resto, la festa della Visitazione di Maria ad Elisabetta, che a Matera corrisponde alla festa della Bruna, non è altro che la celebrazione di un incontro tra due donne incinte. Nel primo capitolo del suo vangelo Luca descrive quell’incontro, sottolineando proprio la gravidanza di entrambe quando dice che Maria, appena entrata in casa, salutò e subito nell’utero della cugina il bambino sussultò; Elisabetta, allora, pronunciò quelle parole che ripetiamo ad ogni recita dell’Ave Maria e cioè «Benedetta tu fra le donne, e benedetto il frutto del tuo grembo! …».      In alto, sul retro della spalliera del trono, sarà raffigurata Maria “Madre della Chiesa”. Una rappresentazione che dialoga perfettamente con la parte sottostante del retro del carro, occupata, come detto, dalle statue di san Giuseppe e della Madonna incinta. Dunque madre per aver rivestito di carne Gesù Cristo, diventando così nel contempo anche madre del corpo mistico di Cristo, cioè della Chiesa composta da tutti i credenti.

7 La poppa del carro

Particolarmente suggestiva per forma e significato è la parte retrostante del carro, la cui struttura, è risaputo, ricorda quella di un galeone. Ebbene, la sua poppa somiglia al corpo squamoso di un grosso essere misterioso che emerge dal fondo del mare. Anzi, tutto il carro sembra generato da quell’essere arcano. In tal modo viene di fatto raffigurata la conversione di Zaccheo; poiché, in effetti, il carro della Bruna annuncia, anzi grida, quella trasformazione e lo fa in un tripudio barocco che si preannuncia di ricercata eleganza con cherubini, fiori, colombe, tanti angioletti a tutto tondo o loro testoline singole e a gruppi di due, tre e quattro, e poi festoni, pilastri, conchiglie. Davvero un trionfo degno della Madre di Dio a indicare il dominio del soprannaturale sulla parte istintuale dell’anima umana.
Tutto nasce allora da quel mostro che appare a poppa, simbolo del male annidato nei cuori e che si manifesta nel suo aspetto animalesco quando erompe in passioni negative, ma che diventa benefico se da quelle passioni vengono attinte energie per operare il bene o per generare bellezza. Quel che è certo, allora, è che si tratta di una parte dell’anima umana che necessita di essere governata per essere trasformata. Quell’essere misterioso, perciò, non a caso si trova proprio in contrapposizione al trono della Vergine, poiché è il soprannaturale a generare la forza necessaria a far perdere, come a un serpente, la spoglia alla bestialità annidata negli abissi dell’anima. Cosicché, mirando la poppa del carro, sappiamo già come sia possibile trasformare la bestialità che è in noi rispondendo alla chiamata del soprannaturale che ci invita alla rinascita: lo stesso invito del carro della Bruna il 2 luglio di ogni anno.

8 La costruzione del carro

Questa è la puntata delle presentazioni, prima di tutto del protagonista, cioè il carro, il primo carro di Uccio Santochirico; e poi di coloro che stanno collaborando alla sua realizzazione: i falegnami Francesco ed Egidio, gli addetti alla cartapesta Bruna, Gennaro, Pino e Tonia, e poi loro, quelli che Uccio definisce il “motore” nell’opera di costruzione del carro, cioè i ragazzi diversamente abili della Cooperativa “Oltre l’Arte” che hanno riempito di senso e di gioia i giorni trascorsi nel laboratorio.

9 Il tema nascosto: La seduzione del divino

Il tema del carro 2020, enunciato nel suo duplice aspetto, nasconde un ulteriore tema: “La seduzione del soprannaturale”.

Sedurre viene dal latino sed ducere, e significa “condurre in disparte”, cioè il sedotto è afferrato da una forza irresistibile ed è catapultato in una dimensione impensabile nella quale si frantuma tutto un mondo di certezze basato su abitudini consolidate. La seduzione, più propriamente, può essere considera come una chiamata che si fa sentire mediante un avvenimento apparentemente casuale, che però stravolge la routine del quotidiano.

Ma, tornando all’episodio narrato da Luca, non è soltanto il pubblicano che è sedotto da Gesù, bensì anche il Maestro è attratto da Zaccheo, che è cercato appunto in quanto, come Egli dice, era “perduto”. E allora: chi seduce chi? Perché, il Dio cristiano, in sé perfetto, si sente attratto dall’imperfezione umana? Perché viene attivato quel gioco di seduzione in cui si trovano a interagire la perfezione divina assoluta e l’imperfezione umana, della quale il segno più evidente è il dolore?

La risposta è che in quel gioco di seduzione le due parti in causa attuano uno scambio col quale il divino dà l’amore e prende la sofferenza, mentre l’umano dà la sua sofferenza e prende l’amore.

La seduzione del soprannaturale è visibile a Matera ogni 2 luglio, quando ci si accalca lungo le strade per salutare l’immagine della Vergine che passa tra le case; un fascino che prende anche i ragazzi, i quali, ancor prima dell’alba del giorno di festa, attendono l’avvio della processione dei pastori indossando magliette con scritte palesemente dettate dall’incanto esercitato su di loro dal soprannaturale che appare nell’immagine della Madonna della Bruna. Però, la seduzione col suo scambio di amore-dolore è resa visibile anche e soprattutto nel carro trionfale che si impregna di divinità con la presenza della Bruna su di esso; un carro che smembrandosi  diventa simbolo della sofferenza umana offerta al divino, mentre nelle sue parti spezzettate il divino viene nello stesso tempo donato in grandi e piccoli bocconi da portare a casa per diventare cibo che nutre l’anima.

Questa è la poesia dell’umano sedotto dal soprannaturale – e viceversa – recitata ogni 2 luglio a Matera; una poesia che i materani conoscono da tempo immemorabile.