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La Confraternita dei Pastori della Bruna

L’origine delle “Confraternite”, secondo l’odierna storiografia, risale al Medioevo. Esse, sorte con una varietà di nomi: “congreghe, scholae, fratellanze, compagnie, gilde”, sono state raggruppate da Don Vincenzo Paglia in tre grandi famiglie. Le “Confraternite di mestiere” formate da coloro che esercitavano la medesima professione attorno al culto del Santo Patrono, ad esempio le Fratellanze di pastori, contadini, artigiani e artisti. Le “Confraternite di devo-zione” costituite da associati affascinati da una stessa forma di pieta’, ad esempio il culto alla Eucarestia o al Rosario. Le “Confraternite di penitenti” che, all’inizio, combatterono l’eresia e, in seguito, si diedero all’attivita’ caritativa con l’assistenza ospedaliera e l’aiuto in punto di morte.

Tra le numerose confraternite menzionate da storici e cronisti materani come Gattini e Volpe, vi e’ la Confraternita dei Pastori della Bruna. I Copeti, alla fine del 1700, nominandola tra le dieci che vi erano a Matera, cosi’ scrive: “nel 1698 si eresse la confraternita dei pastori nella Bruna sino a 110 fratelli da dare una pecora cadauno, o carlini viventi, si diede il sepolcro alla Bruna nel 1968, per notaio Tommaso Sarcuni”.

Nel 1697 “molti pastori”, infatti, si unirono in confraternita aggregata alla Cappella della Bruna, “si fecero eleggere una segreteria nella nostra Chiesa con deputato il Can. Porcari e sopra la pianca si fe’ imprimere seu scolpire una pecora nella entrata di detta Cappella”. I Confratelli manifestarono pure il desiderio di “fare una masseria” questuando. Dal notaio Tommaso Sarcuni il 5 Aprile 1968, presenti molti confratelli, il Can. Giovanni Domenico Recco, procuratore Maggiore della Cappella, i deputati Cann. Domenico Antonio Latorre e Nicola Domenico Giaculli, venne redatto l’atto costitutivo della Confraternita dei Pastori della Bruna, con cui gli aderenti, a nome anche degli assenti, assunsero l’impegno di “fare una masseria” destinando quello che sarebbe rimasto “ogni anno dai frutti di essa, in beneficienza della Beatissima Vergine per ostentazione della festa solita farsi da detta Metropoli il 2 luglio”.

Se dopo aver provveduto al pagamento delle spese per i festeggiamenti, fosse rimasto ancora del denaro, ne avrebbe beneficiato la Cappella della Bruna. Colui che si iscriveva alla confraternita, che curava l’altare della Bruna per tutto l’anno e non poteva superare le “110 iscrizioni”, doveva portare “una pecora oppure 20 carlini in luogo di detta pecora una volta tantum”.

Nel 1857 i Deputati della Confraternita chiesero “otto torce per la processione che dai pastori si fa nel giorno della Beatissima Vergine riprendendo l’antico uso” al posto delle quattro stabilite per quella dei fratelli deceduti.

La Processione dei Pastori che, oggi, attraversa le vie urbane, in passato, accompagnata da devoti con certi accesi in doppia fila e, persino, nell’Ottocento con la presenza di tamburi e violini, partiva all’alba dal Duomo e si snodava per le vie dei Sassi animate dall’accoglienza festosa della gente e dal fragore dell’incendio dei mortaretti. Dopo il rientro del Quadro della Madonna in Cattedrale, i pastori, che indossavano abiti pastorali, ritornavano in campagna.

La “Confraternita dei Pastori della Bruna”, che si e’ estinta nel 1961, è risorta come Associazione con quaranta iscritti (uomini e donne) per la tenacia del geom. Vincenzo Nicoletti, la cui famiglia con il capostipite Vito Emanuele ha custodito, per oltre un secolo, il quadro della “Processione dei Pastori” raffigurante l’effigie della Madonna della Bruna dipinta su rame.

Il riconoscimento giuridico all’Associazione, al termine di due anni e mezzo di formazione spirituale, e’ stato concesso con decreto del 2 Marzo 2008 da Mons. Salvatore Ligorio Arcivescovo di Matera. L’1 Luglio 2013, alla vigilia della 624a edizione della Festa, Sua Eccellenza ha pronunciato il riconoscimento quale Confraternita dei “Pastori della Bruna” all’Associazione.

Emanuele Calculli