“La Fede genera Cultura: Paolo all’Areopago di Atene” (AT 17,22-34)

Il Carro proposto racconta l’attenzione della Chiesa verso la cultura dell’uomo nel corso dei secoli, il racconto dell’inculturazione come esperienza incarnata costantemente nell’opera di evangelizzazione. Quando la Chiesa ha parlato ai popoli e ne ha preso le difese contro i potenti, ha scritto pagine indelebili di santità e di verità. Il Discorso di San Paolo all’ Aeropago è il primo di questa lunga teoria di parole ed opere di inculturazione: un discorso complesso, misurato, formidabile nella sua potenza evocativa che si conclude, però, con una sconfitta. In quel “Su questo ti ascolteremo un’altra volta” si racchiude il rifiuto e la non voglia di confrontarsi da parte delle culture dominanti del tempo. Ma alla derisione di alcuni dell’Aero pago segue la voglia di Paolo di non demordere: gli Atti ci raccontano che Paolo ricomincia da Dionigi, Dàmaris e gli altri. La storia della Chiesa è una costante opera di dialogo con le culture dei luoghi in cui essa opera. La Chiesa non impone un modello culturale, ma agli uomini parla di Cristo e utilizza i loro modelli culturali per comprenderlo meglio. Il rapporto, dunque, è sempre di osmosi reciproca, di costante relazione e di arricchimento. Il n. 44 della Gaudium et Spes sintetizza mirabilmente: “E’ dovere di tutto il popolo di Dio, soprattutto dei pastori e dei teologi, con l’aiuto dello Spirito Santo, di ascoltare attentamente, capire e interpretare i vari modi di parlare del nostro tempo e di saperli giudicare alla luce della Parola di Dio”. Il Discorso all’Areopago e il tema dell’inculturazione sollecitano una riflessione sul carro in sé, sulla festa della Madonna della Bruna, sul rapporto della Madonna con i popoli. Ci inducono a riflettere sulla voglia della Chiesa di parlare alle culture con il linguaggio delle culture stesse: “Noi non intendiamo far da padroni sulla vostra fede; siamo invece i collaboratori della vostra gioia, perché nella fede voi siete già saldi” (2Cor 1, 24). La Festa della Madonna della Bruna, infatti, parla a tutti, parla alle folle, parla alla Città. Il carro era, infatti, il mezzo di locomozione dei contadini, il Carro della Madonna della Bruna è esso stesso modello e racconto delle esperienze di inculturazione della fede in tutto il mondo. Oggi quello stesso Carro diventa strumento per portare un messaggio di modernità e di riflessione sulla presenza di quella donna nella vita e nella storia della città e della Regione. La Madonna, che la si veneri con il nome della Bruna o di Viggiano, è la donna dell’inclusione, la donna che accoglie e vuole essere accolta e come tale è stata trattata dalle persone che hanno abitato queste terre nel corso dei secoli, dipanandosi come mamma silenziosa e solerte lungo l’intero cammino dei popoli.

 

Scelte artistiche e compositive

Nella scelta della linea generale del Carro e dei suoi motivi decorativi è stato ritenuto importante citare Matera per il ruolo cruciale che si appresta a svolgere nel 2019, ed in particolare la sua Cattedrale, come luogo simbolo. Le architetture e le decorazioni sono esplicite citazioni degli splendidi interni della cattedrale. In perfetta sintonia con il tema del Carro, gli interni mostrano una straordinaria commistione di stili, così le decorazioni barocche sposano le tante architetture neoclassiche che si ripetono ovunque. Per questo, le due torri del carro sono sormontate da frontoni sui quattro lati e molti degli interventi pittorici e scultorei sono sorretti o incorniciati da colonne e architravi.

 

La parte centrale

Dal punto di ” vista narrativo il Carro pone nella scena centrale San Paolo che parla a sei figure che rappresentano la folla dell Areopago di Atene, tra di esse anche Dionigi e Danaris. l’impianto della scena cita il grande dipinto di Raffaello Sanzio, la predica di San Paolo. La parte sottostante è resa plastica da quattro arcate che ricordano quelle in cattedrale e che incorniciano altrettanti putti bronzei. Per rompere la linea delle arcate e sottolineare la simmetria del Carro, al centro è stata posizionata una fontana con una testa di leone, simbolo del Cristo ed elemento ricorrente nella tradizione della costruzione del Carro.

 

La torre posteriore

elle parti laterali si ripete lo schema di una statua nella parte superiore ed un dipinto in quella inferiore, su un lato la statua di Padre Matteo Ricci, il gesuita missionario in Cina che compì nella sua azione evangelizzatrice una straordinaria opera di inculturazione della fede con la cultura cinese. In basso, un dipinto che ritrae un altro importante momento che lega indissolubilmente la Chiesa al tema della· Cultura: monaci amanuensi al lavoro (allegato L). Sull’altro lato invece, una statua di San Giustino de lacobis che, originario di San Fele, missionario in Africa, predicò il Vangelo legandolo all’esperienza dei popoli africani, in basso un dipinto che ritrae un’altra grande esperienza di inculturazione, quella delle riduzioni gesuite in Sud America (allegato I). Dietro, una statua importante di San Benedetto, una figura imponente dell’identità culturale della Chiesa e della cristianità e particolarmente opportuna per Matera, Capitale Europea della Cultura, perché patrono dell’Europa (Allegato C). La scultura è incorniciata da colonne e da un frontone che cita l’altare della cappella del Crocifisso nella navata destra della Cattedrale. otto i piedi della Madonna, un gruppo di putti e due grandi angeli sulle nuvole sormontano la porta di ingresso alla torre, realizzata come la porta dei leoni della cattedrale, per sottolineare ancora il rapporto tra il Carro, la città e il suo principale simbolo religioso (allegato D). Sulla spalliera della Madonna, dal lato rivolto verso la folla, è previsto un grande dipinto che riprende un momento storico della comunità: la recente visita della statua della Madonna di Viggiano (allegato F), ritratta mentre attraversa l’arco della Cattedrale, anche per citare un momento importante del passaggio del Carro Trionfale della Madonna della Bruna.

 

La torre anteriore

La parte posteriore adiacente la scena centrale riporta un dipinto con paesaggio ateniese, il fondale in cui si cita l’altare al Dio ignoto, la cui efficacia è sottolineata dalle colonne della scena, che enfatizzano l’effetto prospettico del dipinto (Allegato E). Sui lati, dentro due arcate sorrette da colonne, due quadri importanti che ritraggono due grandi Santi filosofi cristiani, la cui opera di inculturazione della fede e evangelizzazione delle culture greca e latina costituiscono la pietra miliare dell’esperienza cattolica: S. Tommaso d’Aquino (Allegato H) e S. Agostino
(Allegato G).
La parte frontale della torre prevede un rostro aggettante a doppia voluta estremamente ricco, con due grandi angeli e cinque putti che sorreggono drappi colorati tra le dorate decorazioni barocche. Sotto, nello spazio occupato dall’auriga, un dipinto dell’interno della Cattedrale, per armonizzare il tutto.