Giornate F.A.I. di Primavera 21 – 22 marzo 2015

In occasione della giornate FAI di Primavera che si terranno nel prossimo weekend (21 e 22 marzo) saranno aperti al pubblico numerosi luoghi culturali e artistici in tutta Italia per fan conoscere e per ammirare le bellezze che il nostro Paese possiede; a Matera, sono aperte al pubblico la Basilica Cattedrale, il Castello Tramontano, Casa Noha, Palazzo Lanfranchi ed è stata allestita, presso l’ex ospedale San Rocco, con la preziosa collaborazione del Presidente dott. V. Domenico Andrisani e di tutti i soci dell’Associazione Maria SS. della Bruna, una mostra intitolata: Architetture ritrovate su “Il Carro Trionfale della Madonna della Bruna” in cui sono esposti bozzetti originali dei Carri Trionfali di edizioni passate ed elaborati grafici di studenti ed ex studenti del Liceo Artistico “C. Levi” di Matera.

A tal proposito, la prof.ssa Rosalba Demetrio ha condotto numerose ricerche sulle origini del culto della Madonna della Bruna, che si riporta di seguito:

Le origini del culto della Madonna della Bruna, protettrice della città di Matera, sono antichissime e con ogni probabilità appartengono al X-XI secolo. Già esisteva, sembra, nel 1389 quando Papa Urbano VI -al secolo Bartolomeo Prignano, Arcivescovo di Matera e di Acerenza dal 1365 al 1377 – l’8 aprile deliberò l’istituzione della festa liturgica della Visitazione della Beata Vergine Maria, indicando come giorno il 2 Luglio, data peraltro carica di significati nel mondo ecclesiastico occidentale e orientate votato al culto mariano. Dunque il tema della Visitazione si coniuga al culto preesistente della Madonna, a Matera, e certamente la festa nelle sue più profonde radici mostra analogie con altri riti stagionali della mitologia folkloristica europea. È forse questa la ragione per cui ancora oggi l’intera città si riconosce in una festa che rivela un profondo significato, non solo storico, ma anche antropologico e culturale.

La festa della Bruna è espressione di un progetto popolare. In una società essenzialmente bipartita, come è stata in passato quella materana, la classe contadina coniugava eccezionalmente in questa occasione i propri interessi con quelli della Chiesa e dei grandi proprietari terrieri in una epifania di gioia collettiva. Per la società materana, fondamentalmente agraria, la festa della Bruna era alle origini, e fino a quando è stata una società agraria, il momento di arrivo di un’attesa rigeneratrice, una pausa nella continuità di un’esistenza votata al sacrificio della sopravvivenza, un rito che scandiva l’anno della comunità come le altre occasioni, religiose soprattutto, che interrompevano il corso del tempo vissuto secondo i cicli stagionali che scandivano i lavori nei campi.

La festa ripropone come memoria i valori più importanti della civiltà contadina che l’ha espressa. Cade nel periodo della mietitura, a luglio, e dunque la dimensione religiosa evidenzia un substrato antropologico di grande interesse: il ringraziamento per la buona annata con la richiesta della protezione e benedizione del raccolto, ma soprattutto l’augurio propiziatorio per l’anno a venire. Di fronte alla labilità del quotidiano la Madonna, entità divina ma insieme umana e percettibile, perché madre, si fa tramite della volontà del Cielo, di Dio, nel rapporto con gli uomini.

Storicamente potrebbe ricondursi al conte Giovan Carlo Tramontano l’origine della cavalcata militare che accompagna il carro della Madonna della Bruna, che il conte istituì come scorta d’onore – con i 33 canonici e l’arcivescovo in cappa magna, a cavallo – al carro divenuto trionfale nell’assetto esteriore sempre per sua volontà (sembrerebbe in memoria di una celebrazione della Vergine della Bruna cui aveva assistito a Napoli) o comunque a partire da allora, impreziosito fino alla fine del Seicento con elementi decorativi che gli conferirono sempre maggiore evidenza. La Madonna, infatti, di ritorno dal giubileo romano indetto nel 1500 da Papa Alessandro VI, fu accolta il 17 aprile dello stesso anno dal popolo di Napoli e dal vescovo, che la accompagnarono in trionfo nella cappella maggiore del Carmelo.

Secondo alcune ipotesi non del tutto verificabili, proprio in questo periodo la celebrazione della Bruna a Matera da momento religioso, vissuto in tono pacato di assoluta semplicità, avrebbe acquisito i tratti appariscenti ed esteriori che conserva ancora oggi, a partire dal carro che, semplice struttura lignea all’inizio, si arricchì di elementi decorativi ispàno-arabi, filtrati attraverso i motivi iconografici del Tardo-barocco e, in genere, dell’arte napoletana. Il carro, con la rappresentazione di temi del Vecchio e del Nuovo Testamento, diventava così l’oggetto simbolico centrale della festa della Bruna a Matera.

Il carro – strumento che quotidianamente alleviava il lavoro del contadino – enfatizzato nelle misure e in tutto l’assetto formale, si configura come momento emblematico della rappresentazione rituale, ospitando la “Donna sublime” che, vegliando sul contadino, sulla terra e sul raccolto, media il rapporto con Dio.

Testimonianza di una cultura materiale e di una sapienza costruttiva artigianale oggi rivalutate, esso nasce da secoli in uno spazio laboratoriale dove artisti (falegnami, pittori, decoratori) dal 1615 presero a riunirsi presso la Congregazione di Gesù Flagellato (Congregazione degli Artieri) lavorano per molti mesi, conservando e tramandando l’arte antica della cartapesta, per sfilare il 2 luglio. Viene allora esposto, dopo la processione religiosa, alla distruzione da parte di una folla di giovani che cercano di appropriarsi di elementi decorativi e figure da conservare nelle case. Non sempre, nei secoli, il carro è stato distrutto, ma le origini di questa manifestazione ormai si confondono tra mito e realtà.

La mostra dei Carri Trionfali, inaugurata il giorno 20 marzo alle ore 9.00 vede la presenza costante di giovani apprendisti ciceroni del F.A.I. di Basilicata che, nei vari siti storico-archeologici aperti, guidano i visitatori e forniscono informazioni.

Di seguito fotogallery della mostra.

Presentazione stato di avanzamento lavori del Carro Trionfale

Nella giornata odierna il Presidente dott. Vito Domenico ANDRISANI e il Comitato Esecutivo composto da Angelo Linsalata, Bruno Caiella, Franco Losito e Giovanni Santantonio, hanno presentato alla stampa ed alle autorità lo stato di avanzamento dei lavori del Carro Trionfale Anno 2015, a cui ha partecipato, tra gli altri anche il sig. Massimo Mariano, imprenditore salentino a cui il Comitato Esecutivo ha affidato l’incarico di realizzare le Luminarie per i festeggiamenti Anno 2015 il quale, rimasto molto incantato dalla cura e dalla maestosità del manufatto, ha assicurato che curerà con molto impegno e passione il lavoro di preparazione e montaggio dei decori luminosi. Alla costanza presenza dei giornalisti locali, si è aggiunto un giornalista, Nunzio Pacella, accompagnato dallo stesso Mariano, della redazione “La Gazzetta di Lecce” il quale ha assicurato un suo particolare interessamento per la “Festa della Bruna” ed ha replicato dicendo che sarà costantemente in contatto con il Comitato Esecutivo per diffondere anche nella vicina Puglia la bellezza della nostra Santa Festa.

L’artista-artigiano Andrea Sansone, ha descritto minuziosamente ogni dettaglio del manufatto in cartapesta realizzato non da lui, ma da una “squadra”, come sostiene lo stesso Andrea, ringraziando per il contributo che ogni collaboratore dà. Ha risposto ad alcune domande sulle scelte progettuali poste dal Presidente Andrisani e da altri presenti. Andrea Sansone conferma che realizzerà 46 statue ad altezza d’uomo, raffiguranti santi, apostoli, cherubini a cui si aggiungeranno 18 tra dipinti e cornici e le nicchie saranno decorate con un mosaico.

Di seguito fotogallery della conferenza stampa